Vai al contenuto

Home · Articoli Tecnici

Telemetria

Leggere la telemetria: traccia di frenata, trail braking e bilancio

La telemetria non serve a stabilire chi è più veloce: quello lo dice il cronometro. Serve a capire dove e perché nasce una differenza. Per farlo bastano pochi canali, letti nell'ordine giusto: posizione del freno, posizione dell'acceleratore, velocità, angolo di sterzo e velocità di imbardata. Aggiungere venti canali prima di aver capito questi cinque produce soltanto confusione.

Vettura GT3 in ingresso di curva davanti al gruppo, con il muso schiacciato in frenata e i concorrenti in fila alle spalle
La stessa staccata si legge in modo diverso a 100 e a 250 km/h: il carico aerodinamico cambia con il quadrato della velocità.Screenshot da Assetto Corsa Competizione · Kunos Simulazioni · 505 Games · Steam

La forma della traccia del freno

Una staccata ben eseguita in telemetria ha un profilo riconoscibile. La salita è quasi verticale: dal contatto al valore massimo passano poche decine di millisecondi, perché all'ingresso in frenata il carico verticale è alto ed è il momento in cui si può chiedere di più. Segue un breve plateau, tanto più corto quanto più la curva è lenta. Poi comincia il rilascio, che non è un gradino ma una rampa discendente lunga, e termina in prossimità del punto di corda.

Gli errori più comuni si vedono a colpo d'occhio. Una salita inclinata invece che verticale significa che il pedale è stato accompagnato: si perde decelerazione proprio quando ce n'è di più disponibile. Un plateau che si estende fino quasi all'apice e poi si interrompe di netto indica un rilascio brusco, che scarica improvvisamente l'anteriore e fa allargare la vettura. Piccoli avvallamenti sulla traccia della velocità durante la frenata indicano invece bloccaggi momentanei.

Il rilascio progressivo

Il rilascio progressivo del freno in ingresso curva — comunemente indicato come trail braking — deriva direttamente dal principio dello scorrimento combinato: l'aderenza disponibile è un budget unico e ogni ruota può spenderlo in direzione longitudinale, laterale o in una combinazione delle due. Mantenendo una pressione residua mentre si aumenta l'angolo di sterzo si trasferisce gradualmente il budget da una direzione all'altra, restando vicini al limite senza superarlo.

C'è un secondo effetto, altrettanto importante: la pressione residua tiene la vettura in beccheggio in avanti, con l'anteriore caricato e il posteriore alleggerito. Ne deriva più forza laterale davanti e meno dietro, cioè più rotazione. Il rilascio non è quindi solo una tecnica di frenata, ma uno strumento di controllo del bilancio, regolabile guidando senza toccare l'assetto.

Come misurarlo: sovrapponi la traccia del freno e quella dell'angolo di sterzo. Se la pressione va a zero prima che lo sterzo cominci a crescere, non c'è rilascio progressivo. Se le due curve si incrociano per un tratto ampio, con il freno che scende mentre lo sterzo sale, la tecnica è applicata.

Ripartizione della frenata

La ripartizione stabilisce quale quota di coppia frenante va all'anteriore. Spostarla in avanti aumenta la stabilità in rettilineo e rende quasi impossibile bloccare il posteriore, ma satura prima l'anteriore e riduce la rotazione durante il rilascio. Spostarla indietro fa ruotare di più ma avvicina il posteriore al bloccaggio in fase di ingresso, quando il trasferimento di carico lo ha già alleggerito.

Il punto di partenza corretto è la ripartizione che porta le quattro ruote al limite più o meno insieme in frenata rettilinea. Da lì si corregge di un punto percentuale alla volta in funzione della curva più critica, e si verifica sul canale di slip ratio quale asse si avvicina per primo al bloccaggio.

Riconoscere il bilancio nei canali

  • Sottosterzo: l'angolo di sterzo cresce, la velocità di imbardata resta piatta, la velocità cala senza che il raggio si stringa. In telemetria si vede come sterzo in aumento senza risposta.
  • Sovrasterzo: la velocità di imbardata supera quella richiesta dallo sterzo e compaiono correzioni di segno opposto, con oscillazioni rapide sul canale dello sterzo.
  • Sottosterzo di potenza: si manifesta solo dopo l'apice, in coincidenza con la salita dell'acceleratore, e riguarda il differenziale più che l'assetto anteriore.
  • Instabilità in rilascio: oscillazioni sullo sterzo mentre il freno è ancora in discesa; di norma ripartizione troppo arretrata o posteriore troppo rigido.

Confrontare due giri senza ingannarsi

La sovrapposizione va sempre fatta per distanza percorsa, mai per tempo: due giri divergono progressivamente e un confronto temporale sposta tutto verso la fine del giro. Vanno inoltre scelti giri comparabili per carburante e usura, perché dieci chilogrammi in più e una mescola a metà stint cambiano la traccia più di qualunque dettaglio di guida.

Il canale più utile è la differenza di tempo cumulata: mostra in quale punto esatto il distacco si accumula. Un gradino ripido in un tratto breve indica un errore localizzato — un bloccaggio, una staccata anticipata; una pendenza costante lungo tutto un rettilineo indica invece un problema di velocità di uscita dalla curva precedente, e va corretto lì, non dove si vede.

Un'ultima avvertenza metodologica: si cambia una variabile alla volta. Se fra due stint si modificano pressione, barra e ripartizione insieme, la telemetria mostrerà una differenza reale ma non permetterà di attribuirla a nessuna delle tre. È la ragione principale per cui molte sessioni di setup lunghe si concludono senza aver imparato nulla.


Prosegui con il Force Feedback →