Vai al contenuto

Home · Articoli Tecnici

Force Feedback

Force Feedback: che cosa trasmette davvero il volante e come regolarlo

Il ritorno di forza viene spesso descritto come «la sensazione della vettura», ma dal punto di vista del software è qualcosa di molto più circoscritto: è la coppia che agisce attorno all'asse di sterzo, calcolata dal modello fisico e inviata al motore della base a intervalli regolari. Capire quali componenti entrano in quel valore e quali no è il primo passo per smettere di regolare i cursori a caso.

Monoposto storica a ruote scoperte vista da dietro, con sterzo e sospensioni a vista, seguita dal gruppo su una curva con cordolo rosso e bianco
Su una monoposto senza servosterzo la coppia arriva alla corona attraverso il piantone; in simulazione lo stesso valore viene calcolato e riprodotto da un motore.Screenshot da Assetto Corsa · Kunos Simulazioni · 505 Games · Steam

Il contributo principale: la coppia di autoallineamento

La forza laterale generata da uno pneumatico non agisce al centro dell'impronta, ma leggermente arretrata rispetto ad esso. Questa distanza si chiama avancorsa dello pneumatico e, moltiplicata per la forza laterale, produce un momento che tende a riportare la ruota in linea. A questo si somma il contributo geometrico dell'avancorsa meccanica, che dipende dall'inclinazione dell'asse di sterzo.

La conseguenza pratica è importante e viene spesso fraintesa: l'avancorsa dello pneumatico non è costante. Cresce insieme all'angolo di deriva finché la zona aderente domina l'impronta, poi collassa rapidamente quando la parte in strisciamento si espande. Il risultato è che la coppia al volante raggiunge il massimo prima del picco di forza laterale e comincia a calare mentre la vettura sta ancora aumentando l'aderenza. L'alleggerimento che si sente in ingresso curva non è un difetto: è l'informazione più preziosa che il volante possa trasmettere, perché segnala che l'anteriore si sta avvicinando al limite.

Che cosa il volante non può dirti

Molte sensazioni che i piloti reali percepiscono non passano dallo sterzo: l'accelerazione laterale sul corpo, la rotazione attorno all'asse verticale, il trasferimento longitudinale in frenata. In simulazione queste informazioni semplicemente non esistono nel canale della coppia. Alcuni motori fisici aggiungono effetti supplementari — vibrazione dei cordoli, irregolarità dell'asfalto, bloccaggio della ruota, coppie di trascinamento — proprio per compensare la mancanza, ma si tratta di segnali sintetici sovrapposti, non di dinamica calcolata.

Regola pratica: più effetti sintetici si alzano, più diventa difficile distinguere la componente informativa. Un impianto ben regolato riproduce con chiarezza l'andamento dell'autoallineamento e lascia gli effetti aggiuntivi appena percepibili.

Amplificazione e saturazione

Il parametro più abusato è l'amplificazione complessiva del segnale, indicata nei menu come gain. Il segnale prodotto dal motore fisico è un numero normalizzato che viene poi moltiplicato per tale fattore e limitato al valore massimo di coppia della base. Se il prodotto supera quel limite, il segnale viene troncato: tutti i valori oltre la soglia diventano lo stesso valore. È esattamente la saturazione di un segnale audio, e produce lo stesso danno — nei momenti di carico più alto, cioè quando l'informazione servirebbe di più, la dinamica scompare.

Il metodo di regolazione che consigliamo è comparativo e non richiede strumenti: si sceglie la curva più caricata del tracciato, si abbassa il fattore di amplificazione finché il volante appare chiaramente debole, poi lo si alza a piccoli passi finché smette di aumentare la differenza percepita fra centro curva e uscita. Quel punto è la soglia di saturazione. Si arretra di un passo e ci si ferma. Molti simulatori mostrano anche un indicatore di clipping: se resta acceso in modo continuo nelle curve principali, l'amplificazione è troppo alta indipendentemente da come «suona».

Smorzamento, attrito e filtri

Le impostazioni residue agiscono sulla qualità del movimento più che sull'informazione. Lo smorzamento oppone una resistenza proporzionale alla velocità di rotazione: in dose minima elimina le oscillazioni parassite attorno al centro, in dose eccessiva rende la corona pastosa e maschera i cambi di direzione rapidi. L'attrito statico aggiunge una soglia di distacco che dà consistenza ma introduce un ritardo alle piccole correzioni. I filtri passa-basso, presenti sotto nomi diversi, rimuovono le componenti ad alta frequenza: tolgono rumore meccanico, ma tolgono anche i primi segnali di scivolamento, che sono proprio ad alta frequenza.

Il lato hardware, in termini generali

Sul piano dei concetti, non dei prodotti, valgono tre distinzioni. La prima riguarda la trasmissione: in una base a cinghia o a ingranaggi il motore è collegato alla corona tramite un riduttore, che introduce gioco, attrito ed elasticità e attenua i transitori più rapidi; in una base Direct Drive l'albero del motore è solidale alla corona, quindi la coppia calcolata arriva senza intermediari e il segnale risulta più fedele nei dettagli.

La seconda riguarda la frequenza di aggiornamento. Il modello fisico calcola la coppia a una certa cadenza, tipicamente centinaia di volte al secondo, e la base la riproduce con la propria frequenza interna. Quando le due frequenze sono basse o mal accoppiate, i transitori brevi — l'inizio di un bloccaggio, il primo cedimento del posteriore — vengono restituiti in ritardo o arrotondati.

La terza riguarda la pedaliera. Un pedale del freno con potenziometro misura la posizione, cioè quanto si è mosso; uno con cella di carico misura la forza applicata. Poiché in una vettura reale la decelerazione è funzione della pressione idraulica e quindi della forza sul pedale, la seconda soluzione permette di ripetere una frenata in modo più costante, indipendentemente dalla corsa.


← Torna al modello dello pneumatico